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AF Focus Insider

Ritorno al futuro

futuro

Nell’ultimo articolo invitavo le nuove generazioni a rivolgersi ad un “vero” negozio hifi. Cosa intendo con questo? Quale può essere il futuro per il mercato hi-fi?

Partiamo dal momento attuale, siamo in piena quarantena da Covid 19, ed i negozi sono chiusi.
Quali conseguenze avrà questa situazione sul mercato dell’alta fedeltà?
Penso che per fare una previsione, occorra guardare a come si è sviluppato questo mercato negli ultimi anni.
Dagli anni ’80 (anni in cui gestivo un negozio a Milano), si sono presentate diverse situazioni di crisi, dal crollo del mercato fino all’avvento del CD, l’ubriacatura del computer da casa (Commodor 64, per i meno giovani dei lettori), l’home theater con le sue infinite varianti (codifiche, numero dei canali ecc.), il cellulare che ha drenato risorse, ed infine la musica in streaming che ha cambiato tutto il mercato.

Durante queste crisi si ripetevano le stesse motivazioni:
1) troppi marchi presenti
2) troppi negozi
3) troppi importatori
4) i negozi non hanno abbastanza finanze proprie
5) gli importatori finanziano e forzano il mercato riempiendo i negozi
6) prezzi alle stelle non corrispondenti al valore percepito dei prodotti

A questo proposito ricordo l’inizio di questo imbarbarimento: un amplificatore giapponese a valvole di pochi Watts, presentato come il “più costoso amplificatore al mondo” a 200 milioni di lire!
Altri esempi si potrebbero fare, ma questo è uno dei più significativi.

Non meravigliamoci se spesso questo mercato è considerato da molti come “giocattoli per adulti e un po’ picchiatelli”. Ma torniamo al momento attuale del mercato e al suo prossimo futuro.

Sono convinto che la differenza tra gli anni scorsi ed oggi sia che ora non possiamo più nasconderci dietro le scuse. Tutti i problemi elencati prima non saranno più rinviabili. Ci sarà una grande selezione di importatori e negozianti.

Restando convinto che l’ascolto della musica non si fermerà, quali saranno i canali che resteranno in vita?
Sicuramente il commercio elettronico la farà da padrone, anche perché la quarantena di oggi ha insegnato a molti ad affidarcisi per i diversi prodotti, e quindi perché no, per l’alta fedeltà (vi parlavo di distribuzione tra passato e presente e della distribuzione in italia tra i diversi player).
Le ridotte risorse finanziarie dovrebbero incrementare il mercato dell’usato. E i negozi tradizionali?
Qui mi rifaccio al titolo, ritorno al futuro.

Sono convinto che per l’acquisto soddisfacente di un impianto alta fedeltà sia necessario un negozio.
Cosa intendo per negozio “vero”?
Un negoziante titolare, che conosce ed è appassionato dei prodotti che tratta, e che sa trasmettere questa passione al cliente. Queste sono le caratteristiche del classico negozio anni ’80, dove si spiegava, si dimostrava, si coinvolgeva il cliente. C’è un’equazione che ho sempre presente: più alto è il numero dei marchi rappresentati, più bassa è la professionalità del negoziante. Se si vuole il negoziante “edicola” o supermercato, tanto vale comprare on line, sapendo che può andar bene o anche no.

Il segreto oggi, non è il prodotto in sé, ci sono molti prodotti ben suonanti ed a prezzo corretto, ma l’alchimia degli accoppiamenti tra i vari elementi. E’ questo che dà il risultato finale soddisfacente.
Ecco qual è il ruolo del “vero” negoziante.

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