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Gradisce un subwoofer?

subwoofer

Quanto è “gradito” il subwoofer nella costituzione di un impianto audio casalingo? 

Lo scherzoso titolo allude alla nota frase che solitamente il cameriere pronuncia al fine di invogliare i commensali a prendere il classico dolcetto a chiusura delle libagioni. Talvolta effettivamente superfluo stante l’ampia quantità di cibo ingurgitato, è invece spesso gradito al punto che si lascia sempre uno spazio nel proprio stomaco per ospitarlo.

Ebbene, prendendo spunto da tale contesto, vorrei sottolineare quanto invece un subwoofer sia visto quasi sempre come elemento inopportuno e raramente gradito. Il ragionamento principale è quello che disponendo di diffusori di ampie dimensioni la sua presenza sia inutile, deleteria addirittura, in grado di alterare l’equilibrio timbrico esprimibile dal sistema audio. Peccato che spesso, fin troppo spesso, sia vero l’esatto contrario, ove il subwoofer è in grado di riallineare quella parte di bassa frequenza sovente sotto tono a causa di un obbligato basso volume di riproduzione, circostanza ben nota a chi vive in un appartamento oppure non voglia o non possa condurre ascolti a livello elevato.

Gradisce un subwoofer?
D’altronde energia e frequenza sono direttamente correlate, la prima è funzione della seconda, ragione per cui è noto che la parte bassa dello spettro necessiti di parecchi watt per essere correttamente riprodotta. Ed è qui che nasce il problema, ovvero dal fatto che il nostro amplificatore DEVE spalmare la potenza di cui dispone sull’intera gamma riproducibile e non in un ristretto ambito, motivo per il quale la sua prestazione sarà inevitabilmente un compromesso, soprattutto dandogli in pasto programmi ricchi di basse frequenze.

Contrariamente a quanto si possa pensare, questo aspetto è comune a qualsiasi impianto a prescindere dal suo costo, si tratta di una legge di natura cui non sfugge nessuno e dato che il nostro orecchio non è lineare, ovvero percepisce le diverse frequenze in modo nettamente diverso al variare del loro livello, se si aggiunge che a bassa frequenza è più sensibile alla pressione il gioco è fatto.

Ecco allora che un subwoofer, dotato di un amplificatore dedicato di potenza solitamente piuttosto elevata e di un controllo di volume che consente di gestire il suo livello di emissione, può venirci convenientemente in aiuto.

In ausilio agli altri controlli solitamente presenti, quali regolazione della fase e del punto di crossover, sarà proprio la possibilità di regolarne il livello a toglierci di impaccio: dosare la quantità di basse frequenze da immettere in ambiente renderà possibile recuperare la carenza sopra evidenziata riallineando l’emissione in confronto al resto della gamma. A quel punto, anche ascoltando a livello medio-basso, potremo avere una riproduzione piena e corposa nel rispetto della timbrica degli strumenti, un palcoscenico di maggior respiro e soprattutto una riproduzione maggiormente coinvolgente, aspetto non certo secondario nell’economia generale del sistema.
Circa la scelta, il consiglio è di procedere in modo intelligente, puntando a scegliere modelli con prestazioni rapportate al sistema audio in vostro possesso verificando – dettaglio importante – che le possibilità di collegamento siano ad alto e basso livello, in tal modo non rischierete l’obsolescenza.

A titolo d’esempio, ottimi subwoofer possono essere reperiti nei cataloghi di MAGNAT, POLK AUDIO, SVS, con prezzi che oscillano tra i 350 ed i 600 euro, cifra abbordabile che consente di dotarsi di un buon prodotto senza intaccare troppo il portafoglio. Provare per credere, potreste rimanere sorpresi di quanto vi siete persi fino a questo momento. E come sempre, ottimi ascolti!

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