Hi-Fi Mercati

La posta del cuore: Utopia

utopia

I più affezionati lettori della rubrica de “la posta del cuore” sanno che ho cominciato ad occuparmi dell’audio domestico dal 1975, prima come appassionato acquirente di apparecchiature che rivendevo poi agli amici, per essere sempre aggiornato con i nuovi prodotti.

Poi venditore in negozio, direttore commerciale di una azienda svizzera di importazione hifi, quindi negoziante in proprio, importatore e distributore, consulente, giornalista specializzato.

Posso dire di avere attraversato tutti i settori e tutti gli aspetti di questo mercato: questo mi suggerisce l’idea di fare il punto della situazione del mercato al giorno d’oggi.


Nei precedenti articoli, ho citato i grandi cambiamenti in atto, e come sia giocoforza doveroso adattarvisi. C’è un vecchio detto: “o nuotare o affogare”.

A grandi linee, vedo tre segmenti di mercato, dal lato offerta, che si stanno delineando.

Il primo è quello rappresentato dai produttori più noti e più storici. Questi si muovono secondo una logica che ritengo nel medio/lungo periodo, verso la vendita in proprio, secondo Show Room di Brand.

Sulla scia di storici come Bang&Olufsen e Bose, si affacciano sul mercato realtà come McIntosh/Sonus Faber, Focal/Naim, JBL/Gruppo Harmann. Cominciano con realtà all’interno di negozi per poi svilupparsi autonomamente.

Il secondo segmento è rappresentato da quello che viene chiamato “mercato di massa”. E’ sotto gli occhi di tutti che questo sarà il terreno privilegiato di Amazon (insieme alla vendita diretta dalla Cina), che lo si voglia o no.

Cito a questo proposito una azienda inglese che ho gestito in Italia. Dopo due anni, la distribuzione, che era rivolta a pochi specialisti, è stata assegnata ad una organizzazione con un fatturato tre volte più grande. Il passo successivo sarà ad una distribuzione dieci volte più grande? E’ inevitabile, questa è la logica.

Infine il terzo gruppo, quello formato da realtà particolari, che non sono facilmente catalogabili.

Vanno infatti da prodotti estremamente costosi, e quindi di vendibilità minore, fino a prodotti di costo anche accessibili, ma che necessitano di passione e cura estrema per essere presentati e fatti esprimere al meglio.

Questo genere di prodotti necessita di negozi specializzati e dedicati alla cura della presentazione del prodotto e delle esigenze particolari del cliente.

Ritengo la nascita ed il diffondersi di questi specialisti, l’unica possibilità di sopravvivenza dei negozi nel nostro settore, da qui il titolo di utopia…

Cambiando settore, in questo caso la ristorazione, cito due esempi a New York, aperti recentemente, che danno l’idea di quanto sopra esposto.

Il primo è uno stellato, che ha deciso di convertirsi al vegetarianismo, tendenza forte in questo momento, ma la particolarità non sta in questo, bensì nel fatto che rispetto alla sua clientela che lo ha portato ad essere uno chef stellato, decide di rischiare tutto per cambiare. Il livello di qualità ed i prezzi restano comunque elevati (come certi prodotti cosiddetti high end). Per i curiosi: Rethink Food Eleven Madison Park

Il secondo ha fatto una scelta ancora più estrema, tre soli piatti: una bistecca, delle patatine fritte, dell’insalata. Apparentemente banale, ma in realtà estremamente raffinata. La bistecca è un solo taglio (Sirlion) proveniente da una sola razza (Wagyu). Uguale ricercatezza per le insalate e le patate. Per i curiosi: Skirt Steak New York

In sintesi, o si è matti, o si è capito tutto. A voi la scelta.

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