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Soundbar Dolby Atmos: convengono davvero o sono solo fuffa?

soundbar dolby atmos

Non passa mese senza l’annuncio di qualche soundbar Dolby Atmos che promette miracoli sonori. Ma è davvero conveniente puntare oggi su questi prodotti? E se sì, cosa offre oggi il mercato?

Ormai è persino difficile trovare una soundbar (anche entry level) che non sfoggi un bel logo Dolby Atmos sulla confezione e questo la dice lunga su quanto questo formato audio di Dolby, che al cinema ha più o meno 10 anni di vita, sia ormai considerato mainstream e alla portata di tutti. Ovviamente una soundbar economica, in assenza di driver Atmos dedicati, utilizza un software di virtualizzazione per simulare gli effetti verticali tipici della codifica Atmos, mentre modelli più costosi e avanzati integrano driver rivolti verso l’alto o addirittura speaker separati che aggiungono ulteriore coinvolgimento e fanno respirare un po’ di “vera esperienza Atmos”.

Logicamente il modo migliore per godersi l’audio in questo formato è ricorrere a un ricevitore AV Atmos e a quanti più diffusori possibili, ma capiamo come questo scenario non sia adatto alla maggior parte dell’utenza sia per i costi da sostenere, sia per lo spazio adatto in casa e per le difficoltà più o meno elevate che possono insorgere in fase di setup (non tutti infatti possono installare dei diffusori Atmos sul soffitto).

ultra hd blu-ray

Ed è qui che entrano in gioco le soundbar Dolby Atmos, che pur con tutti i loro limiti (che ricordano quelli dei modelli in semplice stereo che cercavano di simulare un 5.1) rappresentano oggi il mezzo più efficace per godere delle tracce Atmos.


Prendiamo per esempio l’installazione. Basta avere una soundbar compatibile con il Dolby Atmos, collegarla al TV tramite HDMI eARC (se volete la massima qualità) e il gioco è fatto (ricordiamo che tramite collegamento ottico o coassiale non è possibile sfruttare le tracce in Atmos). Inoltre, alcune soundbar più evolute offrono anche un sistema di autocalibrazione per ottenere il massimo risultato a seconda dell’ambiente in cui vi trovate. Di solito è questione di pochi minuti e l’intero processo è alla portata di tutti, come nel caso dell’app TruePlay per le soundbar Sonos.

Inoltre, scegliere oggi una soundbar Atmos vuol dire sfruttare al meglio molti dei contenuti audio presenti sia sugli Ultra HD Blu-ray, sia soprattutto nei cataloghi dei servizi streaming, visto che Netflix, Apple TV+, Disney+ e Amazon Prime Video offrono tutti tracce in Dolby Atmos (anche se molto più spesso in lingua originale che non in italiano). Con questo non vogliamo dire che una soundbar Dolby Atmos si senta meglio di una non Atmos, ma se parliamo di modelli di gamma media e soprattutto alta, le differenze a livello di spazialità, dettaglio e apertura del soundstage sono chiaramente percepibili a favore dei modelli Atmos.

HT-ST5000 Atmos side

Si potrebbe sempre obbiettare che anche molti TV sono “Atmos ready”, ma nella maggior parte dei casi sperare di ottenere qualcosa di convincente con gli speaker integrati in questi televisori è un’utopia, seppur non manchino modelli top di gamma con già una soundbar integrata di tutto rispetto (si pensi ad esempio al recente OLED935+ di Philips con soundbar Atmos targata Bowers & Wilkins).

Un altro motivo per passare a una soundbar Atmos è il costante calo dei prezzi rispetto a solo un paio di anni fa. Oggi già con meno di 500 euro si può acquistare l’ottima Sonos Beam (Gen 2), mentre raddoppiando questa cifre si può passare alla Sonos Arc, alla Bluesound Pulse Soundbar+, alla Sony HT-A7000, alla Bowers & Wilkins Panorama 3 e alla Bose Smart Soundbar 900. Certo, sono sempre soldi, ma molti meno di quanto spendereste per una soluzione ricevitore AV+diffusori. E se poi volete il meglio del mercato (escludendo per un attimo la Sennheiser Ambeo da circa 2500 euro o la Devialet Dione da poco meno), dai 1000 ai 1500 euro potete puntare su modelli con anche subwoofer e speaker discreti (LG S95QR o Samsung Q950A).

Dolby Atmos

Sempre troppo per il vostro budget? In questo caso potreste puntare su modelli molto più economici come la JBL Bar 5.0 Multibeam a meno di 400 euro che, in assenza di speaker orientati verso l’alto, sfrutta la tecnologia Dolby Atmos Height Virtualisation che simula gli effetti Atmos verticali e surround. Non aspettatevi miracoli da simili soluzioni, ma avrete sempre e comunque un audio migliore rispetto a quello del vostro TV.

E sempre parlando virtualizzazione, alcune soundbar offrono l’upmixing delle tracce stereo in qualcosa che somiglia vagamente a un’esperienza Atmos. La già citata Bose Smart Soundbar 900 usa ad esempio la tecnologia proprietaria TrueSpace per “upmixare” i contenuti audio non Atmos, decidendo quando e se usare i driver rivolti verso l’alto. C’è poi la Creative SXFI Carrier, realizzata tra l’altro con la collaborazione di Dolby, che sfrutta una tecnologia di upmixing per usare tutti i driver insieme per qualsiasi tipo di codifica, ma anche la Devialet Dione e la Sennheiser Ambeo offrono modalità simili (seppur più evolute).

Soundbar Dolby Atmos
Sennheiser Ambeo

Come avrete capito, ce n’è davvero per tutti i gusti e la cosa bella è che i contenuti in Dolby Atmos non solo continuano ad aumentare (soprattutto lato streaming), ma coinvolgono anche i videogiochi (seppur solo su Xbox e PC) e rimarranno in auge ancora per un bel po’, visto che non c’è per ora alcun “successore” in vista e che l’originario rivale DTS:X sembra ormai essere uscito dai giochi che contano. E che dire della musica in Dolby Atmos? A molti non fa né caldo né freddo e altri la ritengono addirittura un’eresia, ma i supporter di questo formato non mancano e ovviamente, a patto di essere abbonati ai servizi in streaming che offrono questo tipo di supporto (come Tidal ad esempio), una soundbar Dolby Atmos riproduce anche musica in Atmos. Ma questa è un’altra storia di cui torneremo a parlare molto presto.

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